Contesto

Aggiornamento: 5 ottobre 2026

I principi dello Stato di diritto nei procedimenti Eternit

La sofferenza umana delle vittime dell’amianto è indiscussa. La questione giuridica dei procedimenti Eternit è se le conseguenze sanitarie di attività industriali storiche possano essere imputate penalmente, a titolo individuale, a una singola persona.

La difesa di Stephan Schmidheiny sottolinea che le garanzie elementari dello Stato di diritto sono, anche nei procedimenti di grande sensibilità sociale, presupposto di qualsiasi giudizio penale: il diritto a un processo equo, il diritto a una difesa effettiva, la presunzione di innocenza e il principio della parità delle armi (art. 6 CEDU), nonché il divieto di essere perseguiti o puniti due volte per lo stesso fatto (ne bis in idem, art. 4 Protocollo n. 7 CEDU; art. 50 Carta dei diritti fondamentali dell’UE).

I procedimenti Eternit in Italia

Inquadramento dei procedimenti di eccezionale complessità, in corso da oltre 20 anni, a carico dell’imprenditore e filantropo svizzero Stephan Schmidheiny.

Di che cosa trattano, in sostanza, i procedimenti Eternit?

I procedimenti riguardano le conseguenze sanitarie di decenni di lavorazione dell’amianto in Italia, vietata nel 1992. L’amianto può causare tumori che di norma insorgono solo decenni dopo l’esposizione. La sofferenza umana è indiscussa. Sul piano giuridico, la questione centrale è se un singolo imprenditore possa essere ritenuto penalmente responsabile delle conseguenze sanitarie di attività industriali storiche.

Perché i procedimenti sono considerati un caso unico a livello internazionale?

L’Italia è l’unico Paese che cerca di attribuire penalmente a singole persone fisiche le conseguenze sanitarie a lungo termine della lavorazione dell’amianto – anche quando i fatti rilevanti risalgono a decenni prima e non vi era alcuna attività operativa. A livello internazionale, le conseguenze dell’amianto vengono affrontate prevalentemente in sede civile o previdenziale, oppure regolate tramite fondi di indennizzo.

L’esposizione all’amianto proviene solo da Eternit?

No. L’amianto è stato a lungo considerato una sorta di fibra miracolosa, perché durevole, resistente al calore e ottimo isolante. Per gran parte del XX secolo è stato ampiamente utilizzato in tutto il mondo nell’edilizia, nell’industria e nei beni di consumo. A Casale Monferrato si è inoltre verificato un inquinamento ambientale dovuto al riutilizzo privato, al di fuori dello stabilimento, di scarti di produzione contenenti amianto («polverino»); tale pratica è stata vietata a partire dal 1974. L’esposizione aveva quindi fonti molteplici.

Che cos’era «Eternit I» e come si è concluso il procedimento?

Il primo procedimento (rinvio a giudizio nel 2009, sentenza di Cassazione nel novembre 2014) non contestava reati di omicidio in senso classico, bensì il «disastro ambientale». Le singole malattie e i singoli decessi non erano oggetto del procedimento. Come rilevato dalla Suprema Corte, essi sono stati considerati solo quale espressione di un evento collettivo, senza un esame della causalità individuale. Nel novembre 2014 la Corte Suprema di Cassazione ha annullato definitivamente la condanna di Stephan Schmidheiny: il reato contestato si era consumato al più tardi con la chiusura degli stabilimenti nel 1986 ed era quindi già prescritto prima della sentenza di primo grado. Con la prescrizione sono venute meno anche tutte le pretese civili. Nella sua requisitoria, il Procuratore Generale presso la Suprema Corte aveva sottolineato che, tra diritto e giustizia, il giudice deve scegliere il diritto.

Che cosa sono i procedimenti «Eternit bis»?

Dopo Eternit I, la Procura ha avviato nuovi procedimenti per l’omicidio di singole persone. Essi riguardano gli stabilimenti di Casale Monferrato, Cavagnolo, Napoli e Rubiera e sono condotti separatamente per ragioni processuali, benché si basino sugli stessi fatti storici. La difesa sostiene che ciò violi il divieto di un secondo giudizio per il medesimo fatto (ne bis in idem).

Qual è il problema giuridico centrale?

La causalità individuale. In sede penale occorre provare che la condotta di una determinata persona abbia causato la morte di una determinata persona. Per le malattie asbesto-correlate ciò è particolarmente difficile a causa dei lunghi periodi di latenza, delle molteplici fonti di esposizione e di decorsi della malattia non ricostruibili sul piano medico. La giurisprudenza italiana consolidata richiede una prova individuale concreta; le probabilità statistiche non sono sufficienti.

Come si è pronunciata finora la Corte Suprema di Cassazione?

Nei procedimenti Eternit bis la Suprema Corte ha più volte annullato condanne con rinvio per un nuovo giudizio – in particolare per Cavagnolo e Napoli, dove all’inizio del 2025 ha affermato che la causalità individuale non era stata provata. A Rubiera è stata la stessa Procura ad archiviare il procedimento nel 2021.

Perché oggi si tratta di omicidio colposo e non di omicidio volontario?

Nel 2016 il giudice dell’udienza preliminare di Torino ha escluso il dolo e ha riqualificato le accuse come omicidio colposo. La Corte di Cassazione ha confermato tale valutazione nel 2018 (sentenza n. 21732/2018): né la conoscenza dei rischi né la ricerca del profitto imprenditoriale sono sufficienti a fondare il dolo in senso penale. Nel diritto italiano l’omicidio colposo è soggetto a prescrizione.

Che cosa significa l’archiviazione del procedimento di Rubiera?

Nel gennaio 2021 la Procura di Reggio Emilia ha archiviato l’indagine penale relativa allo stabilimento Eternit di Rubiera. Nel provvedimento di archiviazione ha rilevato che non era possibile giungere a una condanna «per l’impossibilità di stabilire quale delle condotte sia stata causalmente determinante per l’insorgenza e lo sviluppo della malattia fino al suo completo manifestarsi» [Wortlaut mit italienischem Original abgleichen]. In tal modo è lo stesso organo dell’accusa a confermare la difficoltà centrale della prova della causalità individuale.

Qual è lo stato attuale dei procedimenti?

Casale Monferrato: Nel giugno 2023 il giudice di primo grado di Novara ha condannato Stephan Schmidheiny a 12 anni di reclusione per l’omicidio colposo di 147 persone. Nell’aprile 2025 la Corte d’Appello di Torino ha ridotto la condanna a 91 persone e la pena a 9 anni e 6 mesi. Nel febbraio 2026 la Corte Suprema di Cassazione ha annullato tale sentenza per motivi formali, poiché non era stata notificata in tedesco. Dopo la notifica della traduzione nell’aprile 2026, la difesa ha proposto nuovamente ricorso il 15 maggio 2026. La Corte di Cassazione terrà udienza il 10 novembre 2026.

Cavagnolo: La Suprema Corte ha annullato la condanna due volte (maggio 2024 e marzo 2025), in entrambi i casi per carenze nella motivazione sulla causalità. Già nel 2015 il Tribunale di Torino, in primo grado, aveva assolto ex responsabili locali dello stabilimento per lo stesso decesso, poiché non era stato possibile dimostrare un contributo della successiva esposizione, nettamente inferiore, all’insorgenza della malattia. Secondo la difesa, il caso è prescritto da aprile 2025. La Corte d’Appello di Torino terrà udienza il 3 dicembre 2026.

Napoli-Bagnoli: Dopo l’annullamento della condanna nel febbraio 2025, la Corte d’Appello di Napoli ha disposto un’integrazione probatoria. La prossima udienza si terrà l’8 ottobre 2026.

Quale ruolo aveva Stephan Schmidheiny in Eternit SpA?

Secondo la difesa, Stephan Schmidheiny era azionista, non manager operativo degli stabilimenti italiani di Eternit. Non ricopriva alcuna funzione dirigenziale, tecnica o di sicurezza e non sedeva nel consiglio di amministrazione della società italiana Eternit SpA. Ereditò il gruppo svizzero Eternit dal padre. Nel 1973 il gruppo divenne l’azionista principale di Eternit SpA, società quotata in borsa, e nel corso di successivi aumenti di capitale ampliò gradualmente la propria partecipazione fino alla maggioranza. Nei procedimenti a Stephan Schmidheiny viene attribuito il periodo da giugno 1976 al 1986; nel 1986 Eternit SpA è fallita. Un valore limite vincolante per le fibre di amianto è stato introdotto in Italia solo nel 1991; il divieto è seguito nel 1992.

Che cosa è accaduto tra il 1976 e il 1986?

In quel periodo il gruppo svizzero Eternit, in qualità di azionista, ha messo a disposizione di Eternit SpA oltre 80 miliardi di lire. Una parte considerevole è stata destinata alla sicurezza sul lavoro, alla riduzione delle emissioni e allo sviluppo di prodotti senza amianto. Secondo gli accertamenti che la Suprema Corte ha confermato come logici e coerenti nel 2018, furono introdotti metodi di misurazione della concentrazione di fibre e innovazioni tecniche che ridussero effettivamente l’esposizione. Furono inoltre istituiti organi di controllo e vietata la cessione a terzi degli scarti di produzione («polverino»). Stephan Schmidheiny è considerato uno dei primi pionieri dell’abbandono dell’amianto: ha guidato il gruppo svizzero Eternit fuori dalla lavorazione dell’amianto.

Qual è oggi la situazione a Casale Monferrato?

Casale Monferrato è considerata una delle ex aree contaminate da amianto più ampiamente bonificate d’Italia. Secondo l’amministrazione comunale, dei 227 siti di polverino individuati 217 sono stati completamente bonificati; i restanti sono in corso di bonifica o la loro bonifica è concretamente programmata.

Che cos’è il programma umanitario di indennizzo?

Dal 2008 Stephan Schmidheiny offre, tramite la Becon AG da lui incaricata, indennizzi a ex dipendenti degli stabilimenti Eternit e a residenti delle zone circostanti affetti da malattie asbesto-correlate. Nel 2009 ha esteso espressamente il programma ai residenti di Casale Monferrato affetti da mesotelioma che vi hanno vissuto durante il cosiddetto periodo svizzero. Finora ben oltre 2000 persone hanno accettato l’offerta; gli indennizzi versati si collocano nella fascia alta delle decine di milioni. Inoltre vengono messi a disposizione fondi per la ricerca medica sul mesotelioma. Il programma è volontario e indipendente dai procedimenti penali.

Dal 2008 esiste un modello analogo con Eternit Siciliana a Siracusa: ex lavoratori e le loro famiglie hanno concluso un accordo di diritto civile con la Becon AG; il fondo sociale istituito su tale base finanzia da allora indennizzi, assistenza medica e infrastrutture sociali.